
Infanzia e Autostima - Così come impariamo a camminare perché osserviamo cosa fanno e come si comportano gli adulti intorno a noi, così succede anche per l’ autostima.
Il ruolo dei genitori e degli adulti che circondano un bambino nei suoi primi mesi e anni è fondamentale.
Nel momento in cui un adulto prende un bambino per mano e lo aiuta a fare i primi e incerti passi eretti, ripetendogli “Dai che ce la fai, un piedino dopo l’altro”; pronto a insegnare con l’esempio e pronto a sostenere ogni inevitabile caduta con un sorriso e una frase di incoraggiamento; quell’adulto non sta solo insegnando al bambino a camminare, ma gli sta dando le prime importantissime indicazioni sull’ autostima.
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Come? Con l’esempio, con l’incoraggiamento, con la gestione positiva dell’ insuccesso come parte importante e necessaria per il processo di apprendimento.
Prova a farti una domanda: “Quante volte un bambino fallisce prima di riuscire a camminare?” La risposta che logicamente ci viene in mente potrebbe essere 100, 1000, 2000 volte.
Ma la vera risposta è MAI. Perché un bambino non conosce il fallimento, perché ad un bambino si insegna che cadere fa parte del riuscire a camminare.
In questi importantissimi anni si forma la base della nostra autostima. Ogni supporto o complimento del tipo “Bravo, così si fa!” “Bene, vedi che ci sei riuscito” “Splendido, sono fiera di te” diventa un mattone delle fondamenta della nostra autostima.
Ma nello stesso modo, ogni rimprovero NON COSTRUTTIVO tipo “Vuoi stare fermo un attimo!” “guarda che hai combinato!” “sei un bambino cattivo!” incomincia a creare quei dubbi e quelle insicurezze che possono minare la nostra appena nata autostima.
E questo purtroppo capita in ogni famiglia ed in modo molto naturale.
Se infatti il nuovo arrivato viene coccolato e premiato e supportato nel suo primo anno d’età, quando ogni genitore si impegna a sostenerlo nei suoi primi tentativi, nelle sue prime parole; quando poi il bambino inizia a muovere i primi passi nella consapevolezza dell’io (io sto camminando, io sto parlando) viene considerato dalla famiglia ormai in grado di capire cosa può e cosa non può fare. Ecco come, senza cattiveria alcuna, ma in perfetta buonafede, molti genitori compiono 2 serie di errori comportamentali che possono avere effetti deleteri sull’ autostima del bambino.
Ci sono genitori molto impegnati che “trasferiscono” inconsciamente lo stress di una vita sempre di corsa sul bambino, con frasi quali “Ora stai buono che mamma e papà sono impegnati” “smettila di fare domande, sono proprio stanco stasera, perché non guardi la tv?” “adesso stai fermo e zitto e non ti muovere di lì fino a che non te lo dico io” “e smettila di fare i capricci e piangere che sei un ometto ormai”.
La appena formata autostima del bambino subisce “colpi” molto forti.
Ma come, fino a ieri gli adulti (unico sistema di paragone e di riferimento) mi spingevano a dare tutto me stesso, ad impegnarmi, ad accettare le sfide, a non lamentarmi se cadevo. Ed ora che sto cominciando ad esprimermi do fastidio, devo stare fermo e zitto? Quale è la scelta giusta per la loro approvazione? Il dai che ce la fai di ieri o il fermo combinaguai di oggi?
Ovviamente conta la qualità e la quantità dei messaggi ed ecco perché, visto che normalmente gli incoraggiamenti sono inferiori alle “sgridate”, l’autostima del bambino farà in fretta a capire l’antifona e si creerà il primo credo di riferimento: “per avere l’approvazione dei miei genitori devo stare fermo e zitto, non esprimere le mie emozioni e non partire per nuove avventure”
Poi ci sono genitori iperprotettivi che invece si chiudono tipo scudo a tartaruga tutto intorno al figlio, dispensando messaggi di vero terrore “No, non uscire da solo che è pericoloso lì fuori” “stai attento che potresti cadere” “non farlo che poi ti fai male” “No, no, non sei capace, poi cadi e ti rompi qualcosa”
L’autostima di questi bambini non riesce nemmeno a cominciare a svilupparsi!
Gli viene inculcato che sono praticamente degli incapaci e che tutto quello che sta al di fuori della supervisione dei genitori è cattivo e pericoloso.
Non vogliamo dire che i genitori siano una massa di idioti , semplicemente ripeteranno quello che è stato loro insegnato da piccoli, e lo faranno spesso in perfetta buona fede. C’è anche da aggiungere che un figlio è un impegno da aggiungere agli altri impegni di una vita sempre più di corsa.
Non è semplice per una madre che lavora e che ha appena finito di pulire il pavimento apprezzare il gesto del suo bimbo di 2 anni che è uscito nel giardino fangoso di una primavera piovosa e sta rientrando tutto orgoglioso con la prima margherita da offrire alla sua mamma, insieme però a scarpe infangate!
È molto naturale affrontarlo con un “guarda che hai combinato? Ho appena pulito il pavimento, vai subito a toglierti quelle scarpe sporche e lavati le mani!” mentre la margheritina finisce nella spazzatura.
Ti rendi conto del messaggio terribile che viene inviato?
Sarebbe forse molto più costruttivo dire “ma che bellissima margherita! Ti ringrazio, è una splendido regalo, ora la mettiamo nel vasetto. Intanto però ci togliamo le scarpe, vedi come si sono sporcate? È normale, è piovuto e c’è fango fuori, ma sono certa che tu capisci che le scarpe sporche si devono pulire prima di entrare in casa, altrimenti come fai poi a giocare sul pavimento sporco con il tuo lego?”
Faticoso, lo sappiamo, ma se solo i genitori si rendessero conto di quanto è più importante una frase del genere di mille nuovi giochi per una crescita equilibrata dei propri figli...